Pensione di reversibilità: funzionamento, requisiti e calcolo
Quando si parla di “pensione di reversibilità” si fa riferimento a una prestazione economica che l’INPS riconosce ai familiari superstiti di un pensionato deceduto o di un lavoratore assicurato (in quest’ultimo caso si parla di “pensione indiretta”).
La pensione di reversibilità:
- deriva dalla pensione (o dal diritto a pensione) del familiare deceduto;
- è erogata in misura percentuale rispetto alla pensione che il defunto percepiva o avrebbe percepito;
- decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso, se la domanda viene accolta.
La disciplina rientra nella più ampia categoria della pensione ai superstiti, regolata da norme storiche (L. 903/1965, L. 335/1995) aggiornate nel tempo con circolari INPS e interventi della Corte costituzionale.
A chi spetta la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità (o indiretta) spetta, in ordine di priorità, ai familiari indicati dalla normativa previdenziale.
Coniuge o parte dell’unione civile
Ne ha diritto:
- il coniuge superstite o la parte dell’unione civile;
- il coniuge separato, compreso quello con addebito, alla luce delle interpretazioni più recenti recepite dall’INPS;
- il coniuge divorziato, se titolare di assegno divorzile, non risposato e se il rapporto assicurativo del defunto è iniziato prima della sentenza di divorzio.
Se il coniuge superstite si risposa, perde il diritto alla pensione di reversibilità e riceve un’indennità una tantum pari a due annualità della quota di reversibilità in pagamento (c.d. “doppia annualità”).
Figli ed equiparati
Ne hanno diritto:
- i figli minorenni;
- i figli maggiorenni inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso;
- i figli maggiorenni studenti, a carico e non lavoratori, entro specifici limiti di età (ad esempio fino a 21 anni per scuole o formazione equiparata). I figli studenti possono mantenere il diritto anche se svolgono piccole attività lavorative, purché il reddito annuo resti entro il limite legato al trattamento minimo INPS.
Altri familiari
In assenza di coniuge e figli aventi diritto, la prestazione può spettare:
- ai nipoti minorenni o maggiorenni inabili, a carico dei nonni, secondo i principi consolidati e le pronunce della Corte costituzionale;
- ai genitori, se hanno almeno 65 anni, sono a carico del defunto e non titolari di pensione;
- a fratelli celibi e sorelle nubili inabili e a carico, in assenza di coniuge, figli e genitori aventi diritto.
Requisiti contributivi del lavoratore o pensionato deceduto
Perché maturi il diritto alla pensione ai superstiti occorre che, al momento del decesso, il lavoratore o il pensionato rientri in una di queste situazioni:
- già titolare di pensione diretta (vecchiaia, pensione anticipata, invalidità ecc.). In questo caso si parla di pensione di reversibilità;
- non era ancora pensionato ma risultava assicurato INPS e aveva:
- almeno 15 anni di contributi complessivi;
- oppure almeno 5 anni di contributi, di cui 3 negli ultimi 5 anni precedenti il decesso: in questo caso si parla di pensione indiretta.
Se questi requisiti non sono presenti, la normativa prevede, in alcuni casi, una indennità una tantum al posto della pensione.
Come si calcola l’importo della pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità si calcola applicando una percentuale alla pensione diretta del defunto (o a quella che gli sarebbe spettata).
Le aliquote principali previste dall’INPS sono:
- Coniuge solo: 60%
- Coniuge e un figlio: 80% complessivi
- Coniuge e due o più figli: 100% complessivi
- Solo figli:
- un figlio: 70%
- due figli: 80%
- tre o più figli: 100%
- Genitori, fratelli e sorelle: 15% ciascuno, con limiti che non possono superare il 100% complessivo.
L’importo così determinato può poi essere ridotto in base al reddito personale del beneficiario.
Riduzioni dell’importo
La pensione di reversibilità è cumulabile con altri redditi, ma oltre determinati limiti la legge prevede riduzioni percentuali.
In sintesi:
- fino a una certa soglia di reddito personale annuo (circa 3 volte il trattamento minimo INPS, rivalutato ogni anno) non ci sono riduzioni;
- superata tale soglia, la pensione si riduce:
- del 25% oltre il primo limite;
- del 40% oltre il secondo limite;
- del 50% oltre il terzo limite.
Le riduzioni non si applicano se il beneficiario fa parte di un nucleo con figli minori, studenti o inabili, o se l’importo della pensione ai superstiti è inferiore al trattamento minimo.
Quando si perde il diritto alla pensione di reversibilità
Il diritto può cessare in diversi casi, tra cui:
- nuovo matrimonio del coniuge superstite: la pensione si estingue e l’INPS riconosce un assegno una tantum pari a due annualità della pensione in pagamento (doppia annualità);
- figli che perdono i requisiti (ad esempio: raggiungono l’età limite senza essere inabili o interrompono gli studi);
- genitori, fratelli o sorelle che cessano di essere a carico o diventano titolari di altra pensione.
In generale, il diritto è strettamente collegato alla condizione di superstite avente i requisiti e viene meno quando questi vengono meno.
Aggiornamenti normativi sulla pensione di reversibilità
Innanzitutto, i limiti di reddito e delle regole di cumulabilità vengono adeguate dall’INPS ogni anno (art. 1, comma 41, L. 335/1995).
Sono inoltre in discussione ulteriori interventi per il 2026, che potrebbero incidere su criteri di calcolo e tutele per i coniugi superstiti, ma allo stato attuale la disciplina base resta quella delineata dalla riforma Dini e dalle successive integrazioni.
Per verificare la situazione aggiornata è necessario fare sempre riferimento alle schede INPS e agli eventuali provvedimenti di legge più recenti.
Come presentare la domanda di pensione di reversibilità
La domanda va presentata all’INPS, normalmente in una di queste modalità:
- online, tramite il sito INPS con SPID, CIE o CNS;
- attraverso il contact center dell’INPS;
- con l’assistenza di un patronato, che può gestire la pratica per conto dell’interessato.
In genere è richiesta la seguente documentazione:
- il certificato di morte del pensionato/lavoratore;
- i dati anagrafici e fiscali del richiedente;
- eventuali documenti che provino lo stato di famiglia, la condizione di studente o di inabilità, e la titolarità di assegno divorzile per gli ex coniugi.
La decorrenza, se riconosciuta, è dal primo giorno del mese successivo al decesso. Ritardi nella domanda possono influire sui ratei arretrati, secondo i termini prescrizionali previsti.
Domande frequenti sulla pensione di reversibilità
A chi spetta la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità spetta al coniuge o alla parte dell’unione civile, anche separata o divorziata se in possesso dei requisiti, ai figli minori, studenti o inabili e, in mancanza, a nipoti a carico, genitori, fratelli e sorelle che rispettano le condizioni di legge.
Come si calcola l’importo della pensione di reversibilità?
L’importo si ottiene applicando una percentuale alla pensione del defunto: al coniuge solo spetta il 60%, al coniuge con un figlio l’80%, con due o più figli il 100%. Se ci sono solo figli, genitori o fratelli e sorelle, si applicano percentuali diverse, fino a un massimo del 100%.
Quando si perde la pensione di reversibilità?
La pensione di reversibilità si perde in caso di nuovo matrimonio del coniuge superstite, con corresponsione di un assegno una tantum, oppure quando cessano i requisiti dei figli, dei nipoti, dei genitori o dei fratelli e sorelle (per esempio fine degli studi, cessazione dello stato di inabilità o della condizione di familiare a carico).
La pensione di reversibilità è compatibile con il lavoro?
La pensione di reversibilità è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa, ma il reddito personale del beneficiario può determinare riduzioni dell’importo. Oltre determinate soglie, la pensione viene tagliata in percentuali crescenti (25%, 40% o 50%) in base ai limiti fissati e rivalutati ogni anno dall’INPS.
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